Pellet

Il legno in pellet è un combustibile ricavato dal legno vergine, talvolta partendo da scarti di lavorazione (quali piallatura, segatura, chips, ritagli) altre volte dal tronco intero. Può essere definito come “biocombustibile solido, generalmente in forma cilindrica, di lunghezza casuale tipicamente tra 5 mm e 30 mm e con estremità interrotte, prodotto da biomassa polverizzata con o senza additivi di pressatura”. La norma UNI EN 17225-2 determina le specifiche e la classificazione del pellet di legno per uso industriale, commerciale e privato. La norma si riferisce solo al pellet di legno ottenuto dalle seguenti materie prime:

1) Bosco, piantagione e altro legno vergine;

2) Prodotti e residui dell’industria di lavorazione del legno;

3) Legno da recupero.

Non è incluso il legno derivante da demolizioni di edifici o di impianti di ingegneria civile, né quello trattato termicamente mediante il sistema di torrefazione.

La capacità legante della lignina, contenuta nella legna, permette di ottenere un prodotto compatto senza aggiungere additivi e sostanze chimiche estranee al legno, ottenendo un combustibile ad alta resa. Quando la materia prima entra nella pressa pellettatrice il tasso di umidità deve essere pari a circa il 12-13%, condizione essenziale per il processo di estrusione del pellet. La combustione del pellet di legno produce biossido di carbonio e inquinanti tipici della combustione delle biomasse solide come il PM10. Residuo tipico sono gli incombusti, e in particolare le ceneri, la cui quantità è strettamente dipendente dal tipo di biomassa: generalmente il pellet prodotto a partire da legni teneri come la famiglia delle conifere (abete, larice, pino, ecc.) è caratterizzato da un residuo ceneri più basso, mentre i legni duri come molte latifoglie (faggio, quercia, rovere, carpino, frassino, ecc) un valore più alto. Tuttavia, questa non è una regola infatti la percentuale di ceneri dipende anche da quale parte dell’albero viene utilizzata: nel caso della corteccia il residuo ceneri sarà superiore, nel caso della polpa inferiore.

Grazie alla pressatura il potere calorifico del pellet, a parità di volumo ma non di peso, è circa doppio rispetto al legno. Sul rendimento calorifico influisce in minima parte anche la percentuale di legni duri di origine. Lo standard universalmente riconosciuto per il calcolo del potere calorifico è la norma ISO 18125:2017 Biocombustibili solidi – Determinazione del potere calorifico. Il pellet è utilizzato come combustibile per stufe di ultima generazione, in sostituzione dei ceppi di legno. Ciò comporta una serie di miglioramenti di tipo ecologico, energetico e di gestione dell’impianto di riscaldamento rispetto alle stufe tradizionali. Tra i vantaggi ambientali è da notare come la produzione di pellet non sia strettamente legata all’abbattimento di alberi interi: infatti i pellet possono essere prodotti da numerosi materiali di scarto come segatura e scarti di lavorazione di falegnameria, che in questo modo vengono rivalorizzati come combustibile di largo consumo.

L’Italia è il primo mercato europeo per il consumo di pellet di legno, con oltre 3 milioni di tonnellate all’anno.

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